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Recensione del Film "E se Domani" con Paolo e Luca delle Iene

Ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto, ...e se domani racconta la storia di Mimì Rendano (Luca Bizzarri), trentenne sognatore, immigrato siciliano in una città del nord, e di Matteo Cillario (Paolo Kessisoglu) suo avvocato e amico inseparabile

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Recensione del Film

Ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto, ...e se domani racconta la storia di Mimì Rendano (Luca Bizzarri), trentenne sognatore, immigrato siciliano in una città del nord, e di Matteo Cillario (Paolo Kessisoglu) suo avvocato e amico inseparabile. È Cillario a raccontarci la storia di Mimì, da sempre innamorato di Ketty (Sabrina Impacciatore). È un amore inspiegabile e impossibile: Mimì non la vede dai tempi delle medie e non le ha mai confessato il suo amore. Quando Giovanni (Claudio Gioè), amico d’infanzia di Mimì, lo raggiunge al nord per avviare con lui un’attività, scopre che questi ha sposato la donna dei suoi sogni. Mimì vive il suo amore senza riuscire a placarlo, anzi continua, per amicizia di Giovanni, a condividere le giornate assieme alla famiglia felice, anche dopo la nascita della piccola Maria Assunta. Quando Giovanni muore, a causa di una malattia incurabile, Mimì cerca con discrezione di aiutare Ketty e di non far mancare nulla alla bambina, arrivando lentamente a fare breccia nel suo cuore.

Quando ormai tutto sembra andare per il meglio, un malinteso con la banca fa scoppiare un gravissimo litigio tra Mimì e Ketty. Mimì sente crollargli il mondo addosso, sa che ha fatto tutto solo per amore e non riesce a credere che la sua vita possa essere distrutta da un banale problema di soldi.

Si precipita in banca per un gesto disperato che però, per una serie di equivoci, viene male interpretato. Di qui a cascata una serie di coincidenze imprevedibili...

Alla fine, grazie all’aiuto del suo amico avvocato, Mimì riuscirà “in qualche modo” a stabilirsi in casa di Ketty.

Sembra aver finalmente realizzato il suo sogno, ma la realtà è complicata, beffarda e completamente diversa da come sino ad allora l'aveva immaginata...

Il Commento del Regista:

Tutto il film procede per contrasti, esagerazioni, gesti eroici ed estremi.

Già nella sua soluzione questa storia sviluppava un ingrediente tragicomico: si può condividere ragionevolmente un amore che a lungo è stato solo intimamente desiderato, e quindi continuamente rielaborato solo per se stessi e la propria fantasia?

Questa è stata la domanda che mi sono posto mentre lavoravo al film. Mimì forse non è altro che un irrecuperabile sognatore, un patetico superdotato d'amore, che con i suoi gesti spesso esagerati e inadatti rispetto alla realtà che lo circonda, dimostra di poter solo straripare come un fiume in piena, sfasare dal suo ruolo, inciampare e rialzarsi come un burattino che si ostina a non accettare di vivere secondo le regole dettate da qualcun altro, piroettando in un mondo troppo cinico e spietato.

Nel film si riflettono inevitabilmente tutte queste tensioni, esprimendosi attraverso uno stile che alterna scene concrete di vita quotidiana a repentini passaggi surreali, giustificati dalla visione fantasiosa e sognante che ha il protagonista.

Tragico e comico scivolano l'uno nell'altro senza soluzione di continuità, quasi una coesistenza, perché in fondo così è nella vita di ognuno. Da qui i caratteri stessi dei personaggi, il loro modo di vestire, un po' goffo, esagerato.

L'idea era proprio quella di rappresentare attraverso il grottesco le esagerazioni umane, la moralità spesso corrotta o deviata dei personaggi, così come gli elementi fantastici servivano a suggerire i loro desideri le loro aspirazioni più nascoste.

Si è scelto un look decisamente retrò. Mi sono spinto verso la stilizzazione di ambienti, costumi, luoghi. Anche se la storia è ambientata ai giorni d'oggi, c'è una nostalgia nella fotografia, nei colori, leggermente slavati e pastello, che ci riporta agli esperimenti del technicolor nei primi film a colori degli anni '60. La città dove è ambientata la vicenda non è riconoscibile come una particolare città italiana: è un'idea di città del nord, un non-luogo quasi spersonalizzato, fatto di aree pedonali inondate da cartelloni pubblicitari, uffici, grattaceli di cemento armato. Questo permetteva di non localizzare i soggetti e di interpretarli in base ad una diretta riconoscibilità, ma esclusivamente secondo la funzione che avevano dentro il racconto. Sono convinto che se avessi girato la stessa storia ambientandola in maniera concreta, che so Bologna, i portici, il 2004, avrei creato una certa distanza tra lo spettatore e il dramma dei personaggi, inevitabilmente legati all’attualità di una città italiana e non alla condizione universale espressa dai loro caratteri in cui tutti possono riconoscersi. Stilizzando abbiamo creato una bolla, un micro-universo, che come nei cartoons mantiene tutto verosimile e fa sì che lo spettatore stia incollato a quei volti, appositamente troppo spesso fucilati in primissimo piano, a quei sentimenti, quelle smorfie che i personaggi esprimono. Insomma la caricatura ha avvicinato tutto, ha creato una visione in macro, un'intimità sensuale e ironica al tempo stesso.

Il mondo di Mimì Rendano diventa così una miniatura di quello vero, la proiezione metaforica di una quotidianità un po’ cinica e crudele da cui qualcuno ogni tanto cerca di evadere, forse esagerando, per provare ancora ad amare.

Giovanni La Pàrola

Autore: Redazione MyTag.it

Data di pubblicazione: 14/04/2006

Categoria: Cinema e TV - Tutti gli articoli della categoria

 

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