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Il sonno é una componente fondamentale della nostra esistenza: passiamo svegli appena un terzo del tempo, le nostre facoltà mnemoniche e motorie soffrono la mancanza di riposo, e ai disturbi del sonno sono collegate varie patologie. Eppure, nessuno sa ancora veramente perché abbiamo bisogno di dormire. Gli scienziati della University of California di San Diego sperano di cambiare questo stato di cose. Per riuscirci, hanno sviluppato una nuova tecnica di analisi dell'attività cerebrale durante il sonno, a loro avviso molto più semplice delle metodiche correntemente utilizzate e che potrebbe essere impiegata per studiare un'ampia varietà di disturbi del sonno.
"La qualità del sonno è uno dei fattori cruciali per determinare lo stato di salute di un individuo, eppure il dormire resta un mistero dal punto di vista scientifico", spiega Terry Sejnowski, responsabile del Computational Neurobiology Laboratory presso il Salk Institute for Biological Studies di La Jolla, in California. "Ora abbiamo trovato uno strumento che potrebbe aiutarci a risolvere questo enigma".
Perché possa essergli diagnosticato un disturbo del sonno, un paziente solitamente passa una notte in una clinica specializzata, dove viene collegato a dei macchinari che ne registrano l'attività cerebrale e muscolare e una serie di altri fattori. Un tecnico o un dottore, successivamente, analizzano i dati rilevati, alla ricerca di segnali che indichino anomalie. I risultati del test sono estremamente variabili, e dipendono da chi passa in rassegna i dati. Il nuovo metodo di analisi ideato dalla Sejnowski e da Philip Low, dottorando del Salk, potrebbe rendere il processo molto più snello e automatizzato.
I ricercatori hanno creato un algoritmo in grado di rilevare cambiamenti impercettibili ma statisticamente significativi nell'attività cerebrale. Il risultato è un programma che riesce a distinguere le varie fasi del sonno, dal Rem (rapid eye movement, rapidi movimenti oculari), il sonno tipico di quando sogniamo, al sonno profondo, utilizzando una mole minore di dati rispetto agli altri metodi. "Si tratta di una tecnica con una risoluzione temporale unica, che quindi riesce a determinare con maggiore accuratezza le varie fasi del sonno", precisa Jean-Paul Spire, neurologo della University of Chicago che non ha preso parte alla ricerca.
Autore: GiornaleTecnologico .it
Data di pubblicazione: 08/05/2007
Categoria: Salute e Benessere - Tutti gli articoli della categoria