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''E' un peccato - aggiunge - vedere i continui disagi e le limitazioni dei ricercatori italiani che, se avessero accesso a finanziamenti e supporti simili a quelli americani, potrebbero contribuire in maniera ancora più efficace nel realizzare una cura definitiva e debellare il diabete''. Per il direttore del Dri del San Raffaele, Maria Grazia Roncarolo, ''l'esigenza del Dri del San Raffaele è raccogliere in un'unica casa tutti gli scienziati che si occupano di diabete, dai ricercatori di base ai clinici, per portare le scoperte dal bancone direttamente al letto del malato".
Il nuovo Dri, prosegue, vuole esser anche uno stimolo per far rientrare i cervelli italiani in fuga, ''andati all'estero perché non hanno opportunità nel nostro Paese'', ma anche un polo che attragga fondi per finanziare le sperimentazioni. L'obiettivo più ambizioso per contrastare il diabete è sicuramente la prevenzione.
''Eppure non è facile - spiega Emanuele Bosi, responsabile di diabetologia del San Raffaele - perché la causa scatenante ancora non la conosciamo. Però stiamo sperimentando la somministrazione per via orale di insulina, che in questo modo può agire come una sorta di vaccino. L'insulina infatti può rieducare e desensibilizzare il sistema immunitario del malato, che aggredisce le cellule del pancreas, ed evitare quindi la progressione della malattia".
Il Dri del San Raffaele si affianca agli altri 11 sparsi nel mondo (l'altro italiano si trova all'Ismett di Palermo). I 12 centri sono riuniti in una Federazione che, grazie alle moderne tecnologie, ha creato un continuo scambio di dati per favorire un approccio di ricerca collettivo. Per realizzare la sede di Milano sono stati investiti 8 milioni di euro, di cui circa 1,4 donati dalla Fondazione Marazzina Onlus, e gli altri da Jdrf.
Autore: GiornaleTecnologico .it
Data di pubblicazione: 07/11/2007
Categoria: Salute e Benessere - Tutti gli articoli della categoria