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Basket: morto Primo; nessun trionfo, ma scalpi di USA e URSS

Fu primo... solo di nome, ma ha lasciato comunque un segno indelebile nella storia della pallacanestro italiana

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Basket: morto Primo; nessun trionfo, ma scalpi di USA e URSS

Fu primo... solo di nome, ma ha lasciato comunque un segno indelebile nella storia della pallacanestro italiana. Giancarlo Primo da allenatore non ha mai vinto nulla mancando gli appuntamenti importanti della sua carriera sempre nel momento decisivo sempre per una partita persa di pochi punti: due bronzi europei sono tutto quello che ha conservato in bacheca.

Niente a paragone dell'oro di Nantes del suo successore Sandro Gamba. E più tardi anche Ettore Messina farà meglio di lui con l'argento di Barcellona. Eppure quel signore dall'aria sempre seria e distaccata che era Primo, se non ha ottenuto medaglie importanti resterà negli annali della storia del basket azzurro perché con lui in panchina l'Italia, per la prima volta, riuscì a battere gli Usa (ai Mondiali del '70) e l'Urss (agli Europei del '77) in partite ufficiali. Primo era nato a Roma il 4 novembre 1924.

Da giovane entro' nel mondo del basket quasi per caso: il suo primo amore fu la pallanuoto, ma siccome era uno sport solo estivo, per riempire il 'buco' invernale pensò alla pallacanestro. Fu subito amore a prima vista, e come giocatore fu anche nazionale partecipando alle Olimpiadi di Londra nel '48 e agli Europei del '47 e del '49. La sua carriera di allenatore ebbe inizio nel '57 alla corte di Ettore Paratore. Figlio della svolta impressa dalla presidenza di Claudio Coccia a metà degli Anni Sessanta, Primo restò al timone della nazionale per undici anni, uno in meno di Paratore di cui fu assistente in tre Olimpiadi (nel '60, nel '64 e nel '68) e a cinque Europei.

Come risultati supero' il maestro, sulle ali dell'entusiasmo dei trionfi dei club degli Anni Settanta (soprattutto Varese). Consacrò campioni entrati poi nella storia della pallacanestro azzurra: primi fra tutti Meneghin (anche se il suo esordio fu con Paratore) e Marzorati. Fu il primo tecnico azzurro a capire l'importanza della difesa, facendone quasi un culto, e del gioco organizzato. Meticoloso fino all'eccesso trovò spesso nel suo carattere freddo e distaccato un ostacolo spesso insormontabile. Per i suoi silenzi e per la sua incapacità di essere un comunicatore Primo fu anche tra gli allenatori più discussi e ferocemente contestati della storia della nazionale. Ai Mondiali di Lubiana del '70 c'era già stata una fronda per chiedere le sue dimissioni, il giorno dopo batté gli americani e la protesta rientrò.

La nazionale per Primo fu tutto, anche se come allenatore di club vinse a Cantù una Coppa Campioni e una Coppa Intercontinentale (allenò anche a Livorno, Gorizia e Roma). In azzurro la sua avventura si concluse con l'amarezza del deludente quinto posto degli Europei di Torino '79 (238 le gare da ct azzurro con 160 vittorie e 78 sconfitte). A distanza di anni un giorno disse: ''Sarei ancora allenatore della nazionale se nel '79 non mi fossero venuti meno Marzorati, Bariviera e Della Fiori''. E subito dopo aggiunse: "E se non avessi il carattere che ho". Dopo la fine della sua avventura in nazionale ha fatto parte della commissione tecnica della Fiba. I suoi successi e il suo carisma gli sono valsi anche molti premi: tra cui il titolo di Cavaliere della Repubblica, la Stella d'oro al merito sportivo.

(AGE) RED-CENT

Autore: Age - Agenzia Giornalisitica Europa

Data di pubblicazione: 28/12/2005

Categoria: Sport - Tutti gli articoli della categoria

 

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