Non ho ancora spiegato a mia figlia che l’Inter è squadra femmina, anche
perché la sua passione nerazzurra mi preoccupa, soprattutto per il disincanto
che le procura. Ma io non avevo fatto nulla per educarla bene, trascinandola per
un lungomare toscano con addosso una maglia granata taglia baby, a celebrazione
dell’ultima coppa Italia.
Lei è la donna più calcistica della mia famiglia. Mia madre era solo innamorata
di Rivera mentre io non ho conosciuto coetanea che non sbavasse per
Antonio Cabrini, cosa che non comportava alcuna competenza pallonara. Forse
sono stati proprio Cabrini e quella Nazionale dell’82 a sgretolare il muro dell’anticalcismo
femminile.
E’ andata per gradi: da “io guardo il calcio solo ai mondiali” alle dichiarazioni di voto per i club (quelli grandi). Negli ultimi 10 anni sono fiorite perfette tifose da poltrona e tv (allo stadio ci sono sempre andate, urlanti e battagliere, a dire il vero). Sono fiorite anche fior di fighe nei letti dei calciatori divi, ma anche questa è roba vecchia: Angelillo sarà stato un angelo dalla faccia sporca ma negli anni ’50 la meglio soubrette della Milano notturna se la pigliò lui.
Nonostante tutto ciò provo sempre un senso di sorpresa quando una donna si dichiara calciofila. Colpa di un’adolescenza vissuta nel momento storico più basso dell’attenzione femminile verso il football. Giocare a pallone era da grezzi. Mai viste ragazze alle nostre partite. Certo che allora eravamo poco eleganti, insaccati in maglie di lana o di cotone misto piombo. Oggi un ragazzino calciatore può fare bella mostra del fisico e delle sue Nike nuove e ottenere grande successo, oltre a vesciche tottiane (sacrificio sopportabile).
Non si può mica chiedere alle donne di guardare il calcio senza un’attenzione particolare verso l’altro sesso. Sarebbe come dire che io tifo la nazionale di pallavolo cubana grazie alla perfezione dei suoi schemi. Le donne belle e bellissime, atletiche e dal sedere di marmo non hanno bisogno di essere convinte. Sanno già tutto del campionato e del calciomercato. Lo scoglio rimane la tattica, la valutazione del gesto. Insomma, capirci qualcosa, distinguere una diagonale da una pettinatura con la riga in mezzo. Patrimonio ampiamente alla portata delle donne normali, quelle senza additivi.
Quasi quasi, alla fine, preferisco la fiera opposizione femminile al tipico rito fantozziano di pizza birra e rutto libero. Chiudersi a chiave in cucina per vedere la finale e fottersene della moglie inferocita, giocarsi i soldi del week-end alla Snai, presentarsi con due ore di ritardo agli appuntamenti (perché c’erano supplementari, rigori, premiazione, interviste dopopartita e il dibattito su telelombardia).
Avrei dovuto scrivere un pezzo teso a convincere le donne a guardare gli
Europei e riga dopo riga mi sono reso conto che non ne ho l’intenzione.
Si imparassero da sole il fuorigioco.
Mica voglio fare la fine del padre di una delle ragazzine protagoniste di
Sognando Beckham, costretto a insegnare le regole del calcio alla moglie
spostando tubetti di ketchup e saliere.
Autore: Webgol .it
Data di pubblicazione: 22/06/2005
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