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Polenta in Kenya

Inutile dire che in Kenya non si parla solo di polenta. Anzi. I drammi di questo paese, spesso dimenticato dalle cronache cosiddette “di regime”, non si contano più. Ne scegliamo uno, che ci pare spiccare per un non-so-ché di tragico e curioso

Buon per Noi - Buon per noi, il meglio per tutti A cura di Buon per Noi - Buon per noi, il meglio per tutti - Sito web autore
Polenta in Kenya

"O la borsa o lo sterco": è questa l’intimidazione che potreste riceve da un giovane ladro keniota qualora egli decidesse di derubarvi.

Che significa? È presto detto. Molti ragazzi kenioti, spesso costretti dalla fame a ricorrere a pratiche illegali quali il furto e la violenza, si fanno consegnare il denaro dai turisti sotto la minaccia del lancio di escrementi umani. Sanno benissimo che la soglia occidentale del ribrezzo è molto più bassa della loro, e che un avvertimento del genere non lascerà indifferente nessun girovago europeo.

È evidente che c’è poco da scherzare. Ma è anche difficile decidere da dove partire. La vicenda degli “street boys” (così vengono chiamati in Kenya i giovani ladri di strada) è solo l’ultimo anello di una catena di nefandezze di cui questi ragazzi non sono certo gli autori ma, principalmente, le vittime.
E per molti di loro, probabilmente, la polenta keniota non è che l’ennesimo miraggio africano.

www.anziani2000.it/attualita/2002/01/19/notizia3684.shtml

Polenta

Nemmeno abbiamo ben chiaro come sia fatto, il Kenya. Ci sovviene fra immagini più o meno cinematografiche di paesaggi sperduti e calure atroci. Potremmo tranquillamente utilizzarne il nome per indicare qualcosa che ci pare estremamente esotico: “Ehi, ma questo dove l’hai trovato? In Kenya?” Eppure, sissignori, anche in Kenya si fa la polenta. Eviteremo di dire che tutto il mondo è paese, ma almeno lasciateci dire che tutto il mondo è paiolo.
Ugali, questo il nome della polenta keniota. Per farla non avete bisogno che di 2 tazze di farina bianca di grano, un po’ d’acqua e sale (facoltativo). Come da noi, la polenta africana è sinonimo di alimento povero.

Portate una casseruola d’acqua ad ebollizione (circa 4 tazze). Riducete il fuoco a medio e versate la farina, mescolate fino ad ottenere una consistenza soda. Mescolate continuamente e coprite per circa 5 minuti. Mescolate ancora e formate un mucchietto. L’ugali sarà pronto quando l’impasto si staccherà facilmente dalla casseruola. Se vi risulta appiccicoso, significa che dovete farci ancora la mano. Per certe cose non c’è ricetta che tenga. Ah, nella fase finale potrebbe assomigliare a ghiaia: non preoccupatevi, è normale. Limitatevi a coprire la casseruola con un piatto e a mettere la casseruola sotto sopra così che l’ugali cada sul piatto. Fatto dal vivo, il gesto assume anche un certo valore scenico. Il suo abbinamento ideale è senza dubbio la carne stufata. Buon appetito.

Edoardo Lucatti

Autore: Buon per Noi - Buon per noi, il meglio per tutti

Data di pubblicazione: 01/10/2005

Categoria: Viaggi - Tutti gli articoli della categoria

 

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