Da Bologna ci muoviamo verso Dozza, che costituisce la nostra porta di ingresso
ideale per il nostro itinerario enogastronomico. Suggestivo è questo borgo
medievale, il cui nucleo originario si è formato attorno ad una torre grazie a
un gruppo di ghibellini scacciati da Bologna durante il secolo XIII. Sul
tracciato della torre duecentesca, per volontà della famiglia Sforza venne
eretta dall'architetto Marchesi la Rocca, autentico gioiello rinascimentale.
Dagli Sforza passò di proprietà e fu trasformato in residenza dalla famiglia nobile dei Malvezzi Campeggi. Attualmente la Rocca è sede dell'Enoteca Regionale, luogo ideale per degustare il meglio delle produzioni vinicole regionale. Sono oltre 160 i produttori presenti, 500 le etichette, tra cui quelle locali come i DOC tradizionali:Sangiovese e Trebbiano e l'unico DOCG della regione Albana di Romagna. Dozza è anche sede di una iniziativa culturale molto originale: il "Muro Dipinto". Durante la terza settimana di settembre, la cittadina mette a disposizione le mura del centro ad artisti di fama internazionale che affrescano le pareti delle case del centro, trasformandole in un autentico museo a cielo aperto.
Proseguendo lungo la Via Emilia si giunge ad Imola, città che ha nella Rocca il
suo monumento più insigne, voluto da Caterina Riario Sforza, figlia di Gian
Galeazzo Maria. Venne costruita e poi rimaneggiata su un disegno fatto da
Leonardo da Vinci. Presenta elementi quattrocenteschi dovuti a successive
modifiche strutturali; al suo interno una collezione di armi antiche e una
raccolta di ceramiche medioevali di notevole pregio.
Lungo la Via Emilia che divide in due la città, due gli edifici di pregio: il Palazzo Della Volpe, sede della settecentesca farmacia dell'Ospedale S. Maria della Scaletta, (ospita il museo di ceramiche faentine e imolesi del 1700) e il Museo Civico con biblioteca francescana ricca di 200.000 volumi di grande rarità. Non mancate di visitare il Museo dell'Agricoltura presso Palazzo Tazzoni, dedicato alle coltivazione del grano, della canapa e dell'uva.
Molti sono propensi a credere che la Romagna non abbia delle condizioni climatiche adatte alla coltivazione dell'uva. Invece presenta una buona distribuzione delle piogge che impedisce alle viti il cosiddetto "stress idrico" che interrompe il processo di maturazione dell'uva. Questa è la condizione climatica adatta per i vitigni di Sangiovese; ed è proprio il Sangiovese la migliore espressione vitivinicola di queste terre, che meglio rappresenta i vini DOC Colli D'Imola. Lasciamoci alle spalle le colline d'Imola per attraversare le colline del territorio di Faenza, e ci immettiamo all'interno dove le colline coltivate a vigneto si alternano a quelle coltivate a ulivo, verso Brisighella.
Ebbene sì, nonostante la grande vocazione vitivinicola Brisighella, è famosa più per l'olio di oliva (dal 1996 DOP) che per il vino. Merita lavisita questa grazioso borgo dall'atmosfera antica, dedalo di viuzze con botteghe artigiane e negozi, e la vecchia sopraelevata "via degli asini" nella quale gli asini passavano carichi di gesso estratto dai colli. Ma torniamo al nostro olio, le cui principali caratteristiche derivano dalla particolare selezione delle olive "brisighello" che donano all'olio un colore verde smeraldo e un tasso di acidità basso, capace di offrire al palato sentori di erbe e un leggero retrogusto amarognolo, estremamente piacevole. Oltre alla selezione Brisighello vi è un'altra selezione ancora più rara denominata "Nobildrupa", olio prodotto solo con olive ghiacciaiole di resa limitata ma che danno qualità eccelsa, per cui ogni bottiglia può essere preziosa come un quadro d'autore.
Lasciamo Brisighella per inoltrarci di nuovo sulla Via Emilia, e non possiamo che dirigerci verso Forlimpopoli famoso per avere dato i natali a Pellegrino Artusi nel 1820. Centro agricolo di gran fama, vanta come edificio importate la Rocca, del 1400. Autentica prelibatezza che si può quì gustare, il formaggio di fossa, originario di Sogliano al Rubicone. E’ una semplice toma di formaggio che viene messa a stagionare da agosto alla fine di novembre, all'interno di antiche cavità scavate nel tufo e ricoperte di paglia. Si dice che un tempo, per resistere agli attacchi nemici era buona abitudine nascondere il grano sotto le abitazioni e i porticati. Non sappiamo chi ebbe per caso o per ingegno l'idea di mettere delle tome di formaggio nei fossi. Una volta finito l'assedio si assaggiava un formaggio da un sapore unico e deciso, percorso da una punta amarognola tendente al piccante. Molti sostengono abbia un effetto afrodisiaco…….siamo di fronte a una autentica e unica golosità.
Carmine Volpe
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Autore: Viaggiatori .com
Data di pubblicazione: 11/09/2005
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