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Il modo giusto per arrivare in Sardegna sarebbe quello di giungervi dal mare.
Sarebbe anche il modo più emozionante, perché lo spettacolo, avvicinandosi dal
mare aperto alla costa, è superbo: sempre animato dall'infrangersi dei flutti
sui litorali sabbiosi e ciottolosi di un particolare colore scuro creato dalla
degradazione del massiccio del Montiferru. Ignoro la Sardegna piovosa, di cui
non parlano mai i meteorologi. L'ho sempre vista con un sole forte, anche se
rincorso da qualche nuvola dell'Atlantico. Scoprire il Montiferru e il settore
centro-occidentale della Sardegna è stato bello. Sono stati belli i suoi 40 km
di costa con le suggestive falesie calcaree e le grotte e gli scogli in mare
aperto, le baie tranquille e imprevedibili per la marea, le insenature e gli
archi, formati dall'intensa erosione marina e i panorami aspri e selvaggi ma che
sanno subito ripagarti con vasti orizzonti fino al mare. Il territorio della
comunità montana XIV del Montiferru si estende su 518 Kmq. È la regione che,
incentrata sul cono vulcanico da cui ha preso il nome, ne comprende gli
espandimenti basaltici fino alla pianura oristanese a S, nel mare a O, al Rio
Mannu a N e al M. Sant'Antonio a NE.
Caratterizzata dal tipico paesaggio d'altopiano e da un'economia con prevalenza pastorale e agricola, la regione ha gli insediamenti maggiori nei comuni di Santu Lussurgiu e in Cùglieri, centri che rappresentano - fra le località abitate, le tappe più interessanti del nostro itinerario. Gli altri comuni che fanno parte della Comunità Montana sono: Bonarcado, Paulilatino, Seneghe, Scano Montiferro, Sennariolo, Tresnuraghes. Percorrere lentamente la strada che da Abbasanta, verso O, sovrappassata la "Carlo Felice", seguendo il lungo rettilineo che taglia l'altopiano terminando alla Tanca Regia m 332, è uno stupendo modo per entrare in Montiferru: nella sua terra e nel suo mare. Poco oltre, Sant'Agostino m 364, piccolo villaggio di "muristenes" e casette rurali raccolto intorno alla chiesa di scura pietra basaltica. Si continua in un paesaggio contorniato dalle "tanche" e dalle querce da sughero. Di fronte il massiccio del M. Ferru e alle nostre spalle, lontane, le cime del Gennargentu. Alle prime pendici del Monte si raggiunge Santu Lussurgiu, disposto ad anfiteatro, entro un cono di origine vulcanica, tra castagneti e oliveti.
Bella la chiesa di gusto rinascimentale S. Maria degli Angeli e le case settecentesche dalle eleganti decorazioni. Ancora una visita alla chiesetta di S. Croce e alla parrocchiale di S. Pietro. Lasciato Santu Lussurgiu verso N, lungo le rocciose falde del M. Ferru, ci si fa avvolgere da un paesaggio privo di vegetazione che si apre vastissimo verso l'altopiano di Abbasanta. Si fa tappa a San Leonardo de Siete Fuentes, sulla strada che porta a Macomèr, frazione di rustiche casette e di un fantastico parco di lecci, olmi e querce; qui vi si trovano le "sette sorgenti": le acque scaturiscono a temperatura di 11° C, utili per il potere curativo (diuretico e radioattivo) Dal bivio per San Leonardo la strada sale dolcemente verso ampie campagne, che si increspano in pascoli e grandi zone a ceduo; verso la deviazione per il colle Badde Urbara, incomincia la discesa da un valico verso Cùglieri tra boschi di lecci e belle vedute su grandi distese di oliveti. In questo paesaggio complesso di natura e di storia, non basta un'occhiata fuggevole. Numerose sono le testimonianze preistoriche, nuragiche e puniche che documentano la precoce antropizzazione del suo territorio.
Dall'alto della sommità del Colle Bardosu vi si visita la collegiata di S. Maria della Neve cui si sale a piedi attraverso contorte stradine. Da non perdere la visita all'ex convento dei capuccini e all'Antiquarium comunale, che conserva iscrizioni lapidarie del sec. V-VI, monete, ceramiche, capitelli, terracotte figurate, ritrovate a Còrnus e a Columbaris. Lasciata Cùglieri riprendiamo il nostro viaggio a SO del paese, alla volta del prezioso territorio dal punto di vista archeologico. La prima tappa è per vedere l'ipogeo di Serruggiu risalente al neolotico sardo. A circa 11 Km da Cùglieri uno spettacolo lento e superbo ci permette uno dei suoi punti di osservazione più belli verso alcuni nuraghi (Badu-Campana, Oratiddo, Longu) e le tombe dei giganti Oragiana (con bètili preistorici) e Oratanda. Arrivati a Santa Caterina di Pittinuri, l'orizzonte lontano ci suggerire il gioco delle maree su un paesaggio dominato dalla Torre Pittinuri, costruzione spagnola del sec. XVI. Ripresa la strada che da Cùglieri punta verso Bosa lungo la stupenda costa, anch'essa tutta golfi e baie che si immergono entro la terra ferma per decine di chilometri, ci si inoltra lungo la via degli oliveti e si arriva a Scano di Montiferro, consistente centro agricolo; nell'abitato meritano segnalazione la Madonna del Rosario e l'elaborata facciata seicentesca della Chiesa di San Niccolò.
Più proficue e significative le testimonianze di civiltà antica sparse nei dintorni: a 2 Km verso E, per sentiero, le tombe di giganti di Pedras Doladas, presso il nuraghe Porcos. Qui la presenza degli estranei è ridotta. Le strade seguono sempre i nuraghi: Abbaudi, Salàggioro, Nuraccale e li rispettano con antica saggezza. Mie mete sono i bellissimi oliveti e i borghi di Sennarìolo e Tresnuràghes, le chiesette campestri che li circondano, Oggi, esse appaiono come segni isolati nella campagna. Ma le comunità dei centri che le circondano non ha cessato di considerarle luogo e simbolo delle proprie radici etnico-religiose. E ancor più l'amore per conservarle al godimento degli uomini d'oggi e delle generazioni future: se si percorrono queste contrade al di fuori della stagione turistica ci si può perfino illudere di scoprire per primi le delizie di un dolce equilibrio naturale di colori, fatto per metà dal verde dei boschi e per l'altra metà dall'azzurro dei bracci di mare Al tramonto d'una giornata di emozioni intense lascio alle mie spalle il mondo misterioso delle tombe dei giganti e dei nuraghi: forse da essi scaturiva energia magnetica cui attingere forza per la vita. Ho incrociato, nello scorrere delle sue ore, qualche altro viaggiatore di queste memorie preistoriche, e attraversato i dolci paesaggi dell'oggi. Ma è stato come non vederli, o vederli in trasparenza. Solide e massiccie erano soltanto quelle enormi pietre misteriose, che ho ammirato senza riuscire a capirle.
Debora Sanna
http://www.viaggiatori.com
Autore: Viaggiatori .com
Data di pubblicazione: 10/08/2005
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