Pagina 1 di 2
Per la scenografia ci ha pensato la regia di una natura eccellente. La
sceneggiatura invece viene allestita,volta a volta, dalla genialità della gente
partenopea che si è ritagliata spazi originali nella musica, nel teatro e nel
cinema. Il teatro di Eduardo, la musica di Salvatore di Giacomo, i film di De
Sica - protagonisti degli Incontri internazionali del cinema a Sorrento
piuttosto che della Sagra della canzone napoletana a Piedigrotta - sono i
testimonial inimitabili dell’humus di questo popolo antico che va in onda ogni
giorno.
Napoli, una città d’arte che si è sempre nutrita di quello spettacolare
paesaggio marino disegnato dal suo golfo all’ombra del Vesuvio. “Paragonata a
Napoli la vecchia capitale del mondo, sulle rive del Tevere, sembra un tetro
convento in brutta posizione – scriveva Goethe che pur tanto amava Roma. E
creando una grande monumentale opera d’arte cui parteciparono gli scalpelli e i
pennelli più prestigiosi. Simone Martini, Giotto, Tino da Camaino, Giuliano da
Sangallo, Donatello, Michelozzo, Domenico Fontana, Cosimo Fanzago. Ma come
nominarli tutti! L’affresco diventava sempre più superbo stretto tra la collina
urbanizzata e i fondali di un mare blu cobalto che si screzia della rosea luce
dell’aurora e dei fiammeggianti dardi del tramonto.
Oggi lo cinge una magnifica promenade lungo i giardini che accompagnano la marina dove il mito di Napoli sfila nei suoi luoghi simbolo. Santa Lucia, La Riviera di Chiaia, il lungomare Caracciolo, Mergellina, Posillipo fino al villaggetto di pescatori di Marechiaro dove una targa ricorda “la funesta ca lucive” della celebre canzone di Salvatore di Giacomo. Sono i luoghi esclusivi degli alberghi di lusso e delle tavole apparecchiate al chiaro quando i monumenti lasciano il campo alla calda ospitalità partenopea. Altra prerogativa di Napoli sono le sue chiese. Scrive l’intellettuale francese Maximilien Misson nel 1688 in occasione di un suo viaggio in Italia: “La cosa che ci è sembrata più straordinaria a Napoli è il numero e la magnificenza delle sue chiese: posso dirvi, senza esagerare che ciò oltrepassa l’immaginabile. Se si vogliono vedere magnifici esempi di architettura bisogna visitare le chiese; bisogna vedere i portali, le cappelle, gli altari, le tombe.” Ed è sufficiente andare al Duomo per rendersene conto. La chiesa è situata in quella parte della vecchia Napoli ritagliata tra la via Toledo e Spaccanapoli - il lungo rettilineo così chiamato perché sembra dividere in due la città. Nella stessa zona sorge anche il Museo archeologico nazionale, tra i più importanti del mondo. Eppure la maggiore attrazione di questo rione è la vita che vi pulsa tra l’alternanza dei negozi di oreficeria dell’elegantissima via Roma e il caravanserraglio delle bottegucce di artigiani e rigattieri che continuano a forgiare statuine di terracotta per il presepe e mobili in stile “anticati”.
Sono i nipoti anonimi dei grandi maestri che hanno reso insuperabile quell’artigianato
napoletano oggi gelosamente custodito in vari musei: dalla Certosa di San
Martino alle Gallerie del Palazzo di Capodimonte; dalla Galleria Nazionale alla
villa La Floridiana. La storia e l’arte avanzano maestose ad ovest di Napoli
nella zona dei campi Flegrei, i campi ardenti dei greci per il fenomeno delle
ribollenti fumarole e i vulcanetti di fango bollente della Solfatara. Uno
scenario surreale che l’immaginario antico elevò a teatro della leggendaria
lotta dei giganti per la riconquista dell’Olimpo. Più tardi i romani vi
realizzarono il più importante porto mediterraneo della Roma imperiale. Era
l’antica Puteoli che oggi rivive a Pozzuoli tra il grandioso anfiteatro Flavio
stupendamente conservato, l’elegante tempio di Serapide e i numerosi reperti in
rione Terra: dal tempio di Augusto incorporato nel Duomo alle tracce
dell’acropoli greca e del molo romano. Storia e leggenda che si rincorrono poco
lontano al lago di Averno, ritenuto l’ingresso dell’Ade da Omero e Virgilio
mentre nella vicina Cuma è il famoso antro della Sibilla, santuario
dell’antichità, scavato nel tufo per 131 metri, e ancor oggi denso di mistero, a
mantenere alta la tradizione mitologica. Tutt’attorno i reperti romani con i
templi di Giove e di Apollo, il foro e le terme. Scendendo verso sud
l’itinerario sfiora il delizioso casino reale del Vanvitelli che si specchia
nelle acque del lago Fusaro e poi si inerpica sul Monte di Procida per il
rendezvous con il panorama da mozzafiato delle Isole Partenopee.
La prospettiva domina uno spicchio di mare accecato dalla luce mediterranea che non ha uguali al mondo. L’acqua è verde come smeraldo, una specie di diamante liquido che cambia di tinta a seconda gli accidenti del fondo o della roccia, specie di gemma screziata. Su di esso prendono posto le alte scogliere dell’isola di Procida con il colorato porticciolo affollato di reti di pescatori e collegato all’isolotto di Vivara ammantato di ulivi. Sullo sfondo, invece, si profila la rigogliosa natura di Ischia con le falesie a strapiombo su baie solitarie e spiagge assolate, i pittoreschi villaggi di pescatori e l’immenso patrimonio termale.
Autore: Viaggiatori .com
Data di pubblicazione: 01/01/2006
Categoria: Viaggi - Tutti gli articoli della categoria