Patrizia come Noemi: bastano due parole, qualche commento e un’associazione d’oro, quella al premier, Silvio Berlusconi, ed ecco che la fama è dietro l’angolo. Fino a ieri nessuno, o quasi, la conosceva, oggi tutti parlano di lei. Di Patrizia D’Addario, la rea confessa di presunti sfruttamenti da parte del premier, o chi per lui.
La donna avrebbe testimoniato confessando di essere pagata, insieme ad altre ragazze, per recarsi a feste organizzate nelle ville romane e sarde del premier. Ha confessato assicurando di poter fornire le prove di tutto quello che ha detto, ha confessato pur sapendo la bufera che l’avrebbe travolta, ha confessato dopo mesi, forse anni, che si è prestata a questo gioco.
Buona la testimonianza nell’ambito dell’indagine condotta dalla Procura di Bari sugli appalti ad un’impresa locale nel corso della quale sarebbe emerse storie di ragazze che a pagamento avrebbero frequentato Palazzo Grazioli e Villa Certosa.
Buona perché svela misteri (oggi non più) inimmaginabili, buona perché le da la notorietà che da tanto cercava. Buona perché finalmente sono apparse anche le foto di un calendario che Patrizia avrebbe fatto nel lontano 2004, quando il suo nome d’arte era Brummel. Una vittima della politica? Forse, o forse no, come tante.
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