Verranno pubblicati domani su The Lancet, una delle più importanti riviste
mediche mondiali, i risultati di due studi clinici sull’Hiv che dimostrano come
un nuovo farmaco antiretrovirale sua efficace sui pazienti con resistenza agli
antiretrovirali. Il farmaco è l’etravirina (Tmc125), ed è il primo inibitore non
nucleosidico della trascrittasi inversa (Nntri) efficace nel trattamento di
pazienti resistenti a questa classe di farmaci.
Gli studi Duet-1 e Duet-2, entrambi di fase III, hanno mostrato che, dopo 24
settimane di terapia, i pazienti trattati con l’etravirina manifestano una
carica virale, cioè la quantità di virus Hiv presente nel sangue, praticamente
non rilevabile e molto più bassa rispetto a quella dei componenti del gruppo di
controllo, a cui non era stato somministrato il farmaco.
Per più di dieci anni gli Nnrti sono stati un importante componente nella
terapia antiretrovirale di quei pazienti affetti da Hiv che non si erano mai
sottoposti a questo specifico trattamento. Il problema dello sviluppo della
resistenza a questi farmaci (che hanno una bassa barriera genetica), però, ne ha
limitato l’uso al di fuori di questa popolazione di pazienti", afferma Adriano
Lazzarin, primo autore dello studio Duet-2 e professore di Malattie infettive
all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
"I risultati degli studi Duet – continua Lazzarin – mostrano, invece, un
ruolo più ampio di questa classe di efficaci e già ben conosciuti
antiretrovirali. I dati indicano che l’etravirina è il primo Nnrti sequenziabile
per pazienti che hanno sviluppato resistenza". Lo studio Duet-2 è stato
coordinato in Italia dall’Università Vita-Salute San Raffaele e rappresenta la
terza pubblicazione nel 2007 dell’Ateneo milanese sulla rivista The Lancet nello
studio dell’Hiv.
I dati dei due studi saranno presentati nel corso della IV Conferenza dell’International
Aids Society su "Patogenesi, trattamento e prevenzione dell’HIV" in programma a
Sydney in Australia dal 22 al 26 luglio 2007.
