Il prestigioso quotidiano Financial Times ha stilato la consueta classifica
degli uomini e delle donne dell’anno che sta per concludersi.
Se Bill Gates prende “”due premi””, come miglior manager dell’anno (http://www.businessonline.it/6/StrategieeManagement/803/Bill_Gat.html)
e come il più importante filantropo ( insieme alla moglie ) del 2006 grazie alla
propria associazione di beneficienza (http://www.businessonline.it/news/1346/Fondi%20scriv.html),
sul gradino più alto del podio salgono Larry Page e Sergey Brin, definiti uomini
dell’anno.
E come poteva essere diversamente, nell’anno in cui Google, dopo solo sette
anni di attività, si è quotata in Borsa, raggiungendo livelli di
capitalizzazione (con ottimi utili tra l’altro) uguali se non superiori ad
alcune delle più importanti multinazionali del pianeta da decenni presenti a
Wall Street?
Sergey Brin e Larry Page hanno appena 32 anni e solo dieci anni fa
frequentavano l’università di Stanford. Provengono entrambi da famiglie di
matematici e sin da bambini, così recitano le loro recenti biografie,
“”mangiavano”” pane, computer e matematica.
La svolta, come tutti sanno, avvenne quando Page elaborò lalgoritmo che,
sviluppato insieme a Brin, ha reso il loro sistema di ricerca più efficace ed
immediato di quelli che erano presenti in Rete, come Altavista e Yahoo, i
search-engine più utilizzati fino all’avvento di Google. Dopo pochi anni e
divenuto Google il motore di ricerca più utilizzato la mondo, Sergey Brin e
Larry Page erano già divenuti miliardari, ma la vera svolta delle loro vite e
dell’azienda Google avviene in questo 2005, con la quotazione in Borsa, che si
rivela, finora, un successo senza precedenti.
Ed è soprattutto da questo momento, che la vita dei due fondatori, come quella
dell’azienda da loro creata, si trasforma in una altalena tra etica e lobby, tra
“”rendiamo il mondo migliore”” e facciamo “”salire i nostri profitti fino alle
stelle””.
Sergey Brin e Larry Page vivono (raccontano le loro biografie ufficiali!)
ancora in due mini-appartamenti in affitto, guidano due Toyota «Prius» con
motore ibrido benzina-elettrico, girano (come gli altri dipenditi di Google) in
azienda in jeans e maglietta, ma non si sono negati l’acquisto di un Boeing 767
da 250 posti con la scritta “”Google”” ben impressa. (http://www.businessonline.it/news/846/Google_Air_One.html).
La filosofia aziendale di Google è “”non fare del male””, ma ha dovuto
raggiungere accordi con le autorità cinesi, eliminando contenuti in odore di
censura dal suo motore di ricerca, per poter essere accolti dal gigante
asiatico.
Sergey Brin e Larry Page, in una recente intervista, dicono, lasciando
attoniti, di non essere completamente soddisfatti del lavoro fin d’ora svolta e
spiegano in questo modo i continui lanci di nuovi servizi come la posta
elettronica targata Google ( GMail ), le mappe di Google ( Google Maps ), le
connessioni gratuite cittadine a banda larga tramite wi-fi e il grandioso
progetto di una moderna biblioteca d’Alessandria d’Egitto digitale con racchiuso
tutto il sapere del mondo. E sono progetti che, oltre ad essere, spesso, molto
utili stanno dando lavoro a tantissime persone, con una media di 10 nuovi
assunti al giorno soprattutto ingegneri, matematici e specialisti di Internet.
Ma accanto a queste note positive, di imprenditoria sana che investe buona
parte del denaro che guadagna, iniziano ad apparire “”segnali grigi”” come
l’accordo con AOL appena concluso (http://www.webmasterpoint.org/speciale/2005dic22-google-compra-quota-aol.asp)e,
si dice sottovoce, accordi ed amicizie con alcune potenti lobby di Washington.
Sergey Brin e Larry Page perdono, dunque, la loro verginità? Sicuramente, per
alcuni grandi media, stanno perdendo un pò della loro innata simpatia giovanile,
basta leggere alcuni titoli di giornale come “”Era il nostro fratello, sta
diventando il Grande Fratello”” o “”Big Google può essere peggio di Big Oil””
(ovvero peggio del cartello dei petrolieri amercani…). Certo, è inevitabile
raggiunto un tale successo dover scendere ad accordi e compromessi, ma la vera
paura di molti ( anche dei media ) è che Google non si fermi più e con la
valanga di soldi di cui dispone continui ad investire in nuovi campi sottraendo
business agli attori già presenti.
Molti analisti lo escludono, tra cui il sottoscritto (che non può vantarsi di
essere un analista, ma comunque esprimo anche io la mia opinione…) in quanto
entrare continuamente in nuovi business sarebbe un grave errore per Google che
andrebbe proprio contro coloro che continuano ad acquistare pubblicità sul suo
motore di ricerca e sul suo network di siti, con un potenziale incredibile
effetto boomerang sulle proprie entrate pubblicitarie, le uniche per il momento,
insieme alla fiducia degli investitori, a portare soldi reali (e tanti soldi!)
nella casse di Google.
Cosa sarà il 2006 per Google e i sue due giovani fondatori? Forse, Sergey
Brin e Larry Page lanceranno il tanto atteso Gbrowser, un nuovo sistema
operativo e anche una suite di strumennti online concorrente ad Office di
Microsoft per dare l’assalto al colosso di Bill Gates.
Ma in termini economici, potrà davvero convenire? Quante sono le aziende che
hanno fatto tali investimenti su Windows e Office all’interno delle loro
strutture IT che non possono più tornare indietro? Inoltre, occorre sottolineare
che finora con i browser nessuno ci ha mai realmente guadagnato e questo
Microsoft ben lo sa.
Forse, le mosse poco prima citate, verranno fatte da Google, solo se
Microsoft (che con la pubblicità è cliente di Google!) entrerà, come si dice
ormai da due anni, pesantemente nel mondo dei motori di ricerca, cercando
realmente di rompere le uova del paniere a Google…
Ma altrimenti avrebbe realmente senso di farsi guerra? Non c’è posto per due
alla grande tavola di Internet? Ritorniamo sempre all’altalena tra la verace e
genuina voglia di conquistare il mondo di Sergey Brin e Larry Page e il business
reale, composto anche da equilibri che prima di decidere di modificare occorre
pensarci su molto bene…
